terra e vento


Prima di intraprendere questo viaggio pensavo di sapere quello che avrei incontrato, e cosa avrei fotografato, dall’altra parte dell’oceano. Infatti, da studente di storia avevo conosciuto, un po’ per caso, un universo complesso, che mi coinvolse da subito moltissimo. Le popolazioni indigene del Nordamerica erano chiaramente “l’oggetto” di questo coinvolgimento. Esse rappresentavano una dimensione ricca di diversità culturali, storiche e sociali. Avvicinarmi ad esse significò accogliere le molteplici visioni e interpretazioni che componevano le narrazioni di quel mondo. Alla luce di una tale prospettiva, divenne sempre più stridente il contrasto con l’omologazione che la comunicazione di massa, il cinema, i fumetti e la televisione avevano veicolato negli anni. Oltre cinquecento nazioni indigene solo negli Stati Uniti – ognuna con la propria specificità culturale – si opponevano a quella visione univoca e stereotipata che dominava, e domina tutt’ora, l’immaginario collettivo nei confronti degli “indiani” d’America.

Quello che non sapevo era come sviluppare questo progetto, una volta arrivato in South Dakota. Mi chiedevo quale potesse essere il modo migliore per trasmettere visivamente l’importanza e la sacralità che i territori indigeni rappresentavano e rappresentano per i nativi Lakota-Sioux. Le dinamiche sociali e la religione, l’economia e la musica, gli elementi naturali, gli animali e le piante, le montagne e gli antenati. Tutto, attraverso lo sguardo della mia esperienza, mi parve relazionato e connesso. Ma ciò che più di ogni altra cosa mi ha colpito, specie di fronte alla maestosità degli spazi, è stata l’assenza fisica delle persone. I nativi americani, esuli forzati di una Madre Terra che l’uomo bianco ha occupato, sono però ancora lì. La loro presenza si percepisce nel vento, nelle radici degli alberi, nelle pareti delle montagne.

Le fotografie proposte in questa occasione sono il frutto di una visione ovviamente soggettiva. Spinto dall’idea di usare un’immagine per decostruirne un’altra, ogni scatto parla sottovoce di una realtà difficile, fatta di emarginazione e di resistenza. Laddove uno sguardo inconsapevole avrebbe visto solo terra e vento, io non ho potuto fare a meno di testimoniare l’incredibile presenza spirituale di un popolo.

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